ingredienti
| FAGIANO ALLE PRUGNE Tritare la pancetta, preparare un battuto con aglio rosmarino e salvia. Soffriggere in 8 cucchiai d’olio dentro un capiente tegame. Aggiungere il fagiano a pezzi e rosolare. Unire le cipolle tritate. Durante la cottura bagnare con il vino bianco. Una volta evaporato controllare che il tutto rimanga costantemente umido, aggiungendo di tanto in tanto del brodo. Dopo circa un ora aggiungere il concentrato di pomodoro ed amalgamare. Con la punta di una forchetta controllare la cottura della carne. Quando mancano circa 10 minuti alla fine, aggiungere le prugne. Con la stessa procedura è possibile cucinare piccioni o faraona. VINI TOSCANI Brunello di Montalcino (anche riserva) Tenuta Nozzole “Il pareto” VINI ITALIANI Carignano “Terre Brune” |
venerdì 13 gennaio 2012
Ingredienti X 4 persone
| Ricetta del trippaio di via Baracchini Preparare un soffritto di cipolla in 8 cucchiai d’olio in un tegame Appena prende colore aggiungere la trippa e mescolare bene. Cuocere per 10 minuti circa.Unire la polpa di pomodoro aggiustare di sale e pepe. Cuocere a fuoco moderato per circa 45 minuti mescolando di tanto in tanto per controllare la consistenza del preparato che deve risultare cremosa a cottura ultimata. E’ importante cuocere la trippa a pentola scoperta . Servire in tavola ben calda e con abbondante parmigiano grattugiato sopra. Piatto semplice ma molto appetitoso si gusta meglio se preparato qualche ora prima di servirlo. ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Bolgheri Rosso, Pomino (rosso), Chianti ’98 Vini italiani: Terre di Franciacorta (rosso) Barbera d’Alba |
Ingredienti X 6 persone
| Ricetta di Marco Brunetti Impastare la carne,mortadella tritata,uova,sale pepe e noce moscata,prezzemolo e parmigiano e formare un “salsicciotto”. Rotolarlo nel pangrattato. Avvolgere il polpettone in un canovaccio di cotone possibilmente bianco. Preparare una pentola con acqua bollente e aggiungere un dado di concentrato di carne Immergere il polpettone e cuocere per 1 ora. Una volta tolto e raffreddato,tagliare a fette di circa 1 cm di altezza. Disporle in un vassoio e ricoprirle con maionese, fare un battuto grossolano con la giardiniera sottaceto e cospargerla sopra le fette. Guarnire con pezzettini di acciuga sottolio i capperi ed 1 oliva nera al centro. Servire freddo. ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Morellino di Scansano Rosso di Montepulciano Chianti Vini italiani: Rosso Conero |
Ingredienti X 6 persone
| Coniglio in umido e sugo Mettere il coniglio a bagno in acqua fredda per circa 6 ore. In un tegame mettere il coniglio asciutto e cuocere per fargli fare l’acqua.Buttarla via. Arrosolire accuratamente in 15 cucchiai d’olio extravergine il coniglio girando spesso i bocconcini di carne. Preparare un trito fine di 1 carota, 1 cipolla, 1 gambo di sedano, un mazzetto di prezzemolo, 1 rametto di rosmarino. Aggiungere la carne macinata di manzo, la carne macinata di maiale e i 2 fegatini di pollo interi. Unire il preparato ottenuto ai pezzi del coniglio arrosolito, aggiustare di sale e pepe. Annaffiare con un bicchiere di vino rosso a fiamma viva. Quando il vino è evaporato e la carne comincia a prendere colore, unire i pomodori pelati, il passato di pomodoro e cuocere il tutto a fuoco lento per minimo 3 ore con un coperchio semichiuso e girarlo di tanto in tanto per non farlo attaccare. A cottura ultimata si ottiene così il coniglio in umido ed il sugo per le pappardelle.ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Cabreo il Borgo, Carmignano, Chianti Classico, Rosso di Montepulciano Vini italiani: Merlot, Cabernet, Sangiovese di Romagna |
Ingredienti X 4 persone
| X 4 persone Rosolare il porro tritato finemente (o l’aglio schiacciato) in 6 cucchiai d’olio, appena indorati unite i pomodori spezzettati ed il basilicoabbondante. Tagliare il pane a fette ed unirlo alla cottura aggiungendo il brodo caldo. Cuocere per circa mezz’ora. E’ consigliabile preparare la pappa qualche ora prima di essere servita in tavola questo per dare modo al pane di assorbire meglio il brodo di cottura e prendere quindi una consistenza migliore. ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Vernaccia di San Gimignano (bianco) Montecarlo (rosso) Vini italiani: Colli del Trasimeno (bianco) Colli Albani (bianco) Dolcetto d’Alba (rosso) |
Ingredienti X 4 persone
| Ortolana della Nonna In un tegame si mette olio di oliva, 1 spicchio d’aglio intero(che andrà tolto a fina cottura), un pezzettino di peperoncino, prezzemolo, cipolla, sedano, basilico, una piccola carota tutti tritati non troppo finemente; si fanno appassire nell’olio quindi si aggiunge qualche pezzetto di pomodoro ben maturo e si fa cuocere ancora per 5 minuti; a questo punto si aggiungono i fagioli lessati(in acqua, sale 1 picchio di aglio e qualche foglia di salvia) preferibilmente passocci o cannellini. Si aggiusta di sale : si condiscono i maccheroni di sfoglia fatta in casa e vanno mangiati ben caldi. ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Rosso delle Colline Lucchesi 1999, Pomino (bianco) Vini italiani: Taburno Falanghina |
Ingredienti X 8 persone
| Preparazione del ripieno dei tortelli: Lessare le patate Preparare un soffritto in 10 cucchiai d’olio extravergine con 4 spicchi d’aglio e prezzemolo abbondante .Aggiungere un pomodoro pelato, far cuocere. In un grande recipiente schiacciare le patate e unire il soffritto preparato, sale, pepe, noce moscata,4 cucchiai di parmigiano e del burro fuso. Amalgamare bene il preparato.Preparazione della pasta sfoglia: Su di un piano versare la farina e sopra le 6 uova,un po’ di sale e impastare aggiungendo acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido ed elastico. Stendere la sfoglia con un matterello . Con un bicchiere del diametro di 6 cm fare dei dischetti. Con un cucchiaino prendere una piccola quantità d’impasto e metterla nel dischetto, piegarlo adesso a mezzaluna premendo sui bordi. Cuocere i tortelli in acqua bollente per circa 3-4 minuti. Scolare bene i tortelli e servire in tavola con abbondante sugo di carne o di funghi porcini. ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Chianti Classico 1999 Sangiovese di Toscana 1999 Remole Vini italiani: GrignolinoBonarda Oltrepò Pavese |
Ingredienti X 4 persone
| Ricetta della mia nonna Luisa In una zuppiera mettere il pane affettato (vecchio di 3 giorni) e bagnarlo con acqua per 5 minuti. Strizzarlo bene per eliminare l’acqua in eccesso. Unire tutte le verdure affettate. Condire a piacere con aceto olio sale e pepe e mescolare il tutto. Essendo un piatto estivo si gusta ancora meglio se tenuto in frigo almeno 1 ora prima di servire in tavola. ABBINAMENTO VINI Vini toscani: Chardonnay toscano, Ansonica costa dell’Argentario Vini italiani: Trebbiano d’Abruzzo, Soave |
lunedì 19 dicembre 2011
Prato, città di sapori e gusti quotidiani..
Biscotti di Prato o cantucci |
Ancora oggi dal Mattei ci si reca per comprare il pacco di biscotti nella tipica confezione di carta cerata blu, soprattutto quello da un chilo "misto", contenente metà cantucci di Prato e metà "bruttiboni" (brutti e buoni), quelle meravigliose altre golosità prodotte dal forno fatti quasi solo di mandorle tritate, zucchero e albumi d'uovo.
Ma torniamo ai biscotti di Prato: conosciuti in tutto il mondo, ed altrettanto largamente imitati, sono relativamente semplici da fare a casa propria, anche se l'element principale per la buona riuscita della ricetta è soprattutto la tecnica di cottura.
Gli ingredienti per farsi da soli i biscotti di Mattonella sono 500 grammi di farina, 200 grammi di zucchero, 150 grammi di burro, 300 grammi di mandorle (con la pelle), 4 uova ed una bustina di lievito per dolci.
Su un piano di lavoro si dispone la farina "a fontana", quindi si aggiungono 3 uova, il lievito e lo zucchero. Per aromatizzare maggiormente i biscotti si può grattare anche un po' di scorza di limone, ma attenti a non esagerare: la scorza tende a farsi sentire un po' troppo una volta cotto l'impasto, quindi solo una leggera grattata.
Con le mani si impasta lungamente, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Solo a questo punto si aggiungono le mandorle all'impasto, lavorando ancora quel tanto che basta a distribuirle uniformemente.
L'impasto va quindi diviso in filoncini, che appoggerete sulla teglia del forno precedentemente coperta dall'apposita carta, da spennellare abbondantemente con l'uovo rimasto. Si cuociono nel forno per circa 20 minuti, fino a che non diventano marroni all'esterno. A questo punto si sfornano e - dopo una diecina di minuti - si tagliano obliquamente con un grosso coltello affilato (dando un taglio netto e deciso, da tagliare bene anche le mandorle).
I biscotti di Prato si gustano freddi accompagnati da un vino liquoroso, ed ovviamente non possiamo che consigliare l'accostamento tipico con il Vinsanto toscano.
Come si vivrebbe senza dolci ?? ;)
Non c’è Natale senza dolci. Quella dei dolci natalizi è una tradizione antica che in ogni regione italiana ha le sue varianti.
In Toscana, la parte da leone la fanno i dolci senesi: panforte, ricciarelli e cavallucci. Tra questi, il panforte è oramai presente, insieme al milanese panettone e al veronese pandoro, in tutte le tavole italiane.
Fanno parte della tradizione natalizia toscana anche altri dolci, meno conosciuti ma non per questo meno buoni, come la quasi dimenticata cassata fiorentina, gli sfratti di Pigliano e i befanini della Versilia.
Il panforte è, tra i dolci natalizi senesi, quello che ha origini più antiche. Si dice che abbia proprietà afrodisiache e che diciassette siano gli ingredienti che lo compongono quante sono le contrade del Palio. La ricetta odierna è il risultato di una graduale trasformazione: dal primitivo pane melato - una focaccia di farina di grano, miele e frutta - ai pani speziati o panes pepatos, preparati con spezie, importate dall’Oriente, a partire dalla seconda metà del XII secolo.
Agli speziali, gli odierni farmacisti, era demandata la preparazione del panpepato, tanto che le attuali industrie dolciarie senesi derivano dalle antiche farmacie di Siena, come la Parenti, la Sapori e la Pepi. La ricetta del panforte non ha subito grandi trasformazioni sino al 1879 quando, in onore della Regina Margherita di Savoia, in visita a Siena per il Palio d’agosto, fu creato da Enrico Righi - proprietario del negozio Panforte Parenti - il panforte margherita dal sapore più dolce, meno speziato, ricoperto da uno strato di zucchero a velo.
I ricciarelli di Siena derivano invece dal marzapane, un dolce a base di zucchero e mandorle, diffusosi a Siena a partire dal XV secolo. Le cronache del tempo riportano la presenza di marzapani e marzapanetti – biscotti di forma quadrata ricavati dal marzapane - nelle tavole dei più sontuosi banchetti italiani. A partire dal 1800 i marzapanetti prenderanno il nome di ricciarelli e la forma diventerà a losanga.
Certamente anche i ricciarelli, come il panforte, erano destinati ad un pubblico elitario giacché tra gli ingredienti si usava lo zucchero, all’epoca molto costoso e raro. Accanto ai ricciarelli, sulle tavole rinascimentali, si trovavano i “berriquocoli” senesi, dolcetti da cui derivano gli odierni cavallucci. Biancastri, dalla forma grossolana e irregolare, con noci, anice e canditi, sono buonissimi inzuppati nel vino rosso.
Il nome particolare di cavallucci deriva dai "cavallai", ovvero gli addetti al cambio dei cavalli alle stazioni di posta dei viaggiatori, che ne facevano un grande uso. Infine tra i dolci natalizi toscani, vale la pena ricordare gli sfratti di Pitigliano. La curiosa forma a bastone - una sottile sfoglia ripiena di miele, scorza d’arancia, noci, anice a noce moscata – deriva dallo strumento che gli sgherri granducali, nel 1600, battevano sulle porte delle case degli ebrei a Pitigliano, intimandogli lo sfratto.
In Toscana, la parte da leone la fanno i dolci senesi: panforte, ricciarelli e cavallucci. Tra questi, il panforte è oramai presente, insieme al milanese panettone e al veronese pandoro, in tutte le tavole italiane.
Fanno parte della tradizione natalizia toscana anche altri dolci, meno conosciuti ma non per questo meno buoni, come la quasi dimenticata cassata fiorentina, gli sfratti di Pigliano e i befanini della Versilia.
Il panforte è, tra i dolci natalizi senesi, quello che ha origini più antiche. Si dice che abbia proprietà afrodisiache e che diciassette siano gli ingredienti che lo compongono quante sono le contrade del Palio. La ricetta odierna è il risultato di una graduale trasformazione: dal primitivo pane melato - una focaccia di farina di grano, miele e frutta - ai pani speziati o panes pepatos, preparati con spezie, importate dall’Oriente, a partire dalla seconda metà del XII secolo.
Agli speziali, gli odierni farmacisti, era demandata la preparazione del panpepato, tanto che le attuali industrie dolciarie senesi derivano dalle antiche farmacie di Siena, come la Parenti, la Sapori e la Pepi. La ricetta del panforte non ha subito grandi trasformazioni sino al 1879 quando, in onore della Regina Margherita di Savoia, in visita a Siena per il Palio d’agosto, fu creato da Enrico Righi - proprietario del negozio Panforte Parenti - il panforte margherita dal sapore più dolce, meno speziato, ricoperto da uno strato di zucchero a velo.
I ricciarelli di Siena derivano invece dal marzapane, un dolce a base di zucchero e mandorle, diffusosi a Siena a partire dal XV secolo. Le cronache del tempo riportano la presenza di marzapani e marzapanetti – biscotti di forma quadrata ricavati dal marzapane - nelle tavole dei più sontuosi banchetti italiani. A partire dal 1800 i marzapanetti prenderanno il nome di ricciarelli e la forma diventerà a losanga.
Certamente anche i ricciarelli, come il panforte, erano destinati ad un pubblico elitario giacché tra gli ingredienti si usava lo zucchero, all’epoca molto costoso e raro. Accanto ai ricciarelli, sulle tavole rinascimentali, si trovavano i “berriquocoli” senesi, dolcetti da cui derivano gli odierni cavallucci. Biancastri, dalla forma grossolana e irregolare, con noci, anice e canditi, sono buonissimi inzuppati nel vino rosso.
Il nome particolare di cavallucci deriva dai "cavallai", ovvero gli addetti al cambio dei cavalli alle stazioni di posta dei viaggiatori, che ne facevano un grande uso. Infine tra i dolci natalizi toscani, vale la pena ricordare gli sfratti di Pitigliano. La curiosa forma a bastone - una sottile sfoglia ripiena di miele, scorza d’arancia, noci, anice a noce moscata – deriva dallo strumento che gli sgherri granducali, nel 1600, battevano sulle porte delle case degli ebrei a Pitigliano, intimandogli lo sfratto.
sabato 17 dicembre 2011
Salumi Toscani
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venerdì 16 dicembre 2011
Piatti principali toscani
Cosa si mangia a Firenze? Cibo genuino, cucinato al momento con ingredienti sani, coltivati nelle campagne intorno a Firenze.
Le carni fresche, al sangue, provengono dagli allevamenti del Valdarno o del Mugello (due zone vicino Firenze) e vengono cucinate alla griglia.
Il sapore della carne in Toscana è speciale. Gli olivi che abbelliscono il paesaggio toscano producono un olio extravergine talmente buono che si può gustare anche crudo (magari su del pane abbrustolito).
Gli italiani lo usano su tutti i piatti!
Dopo una giornata a visitare musei e fare shopping, si può scegliere una trattoria rustica e – magari dividendo il tavolo con altri clienti – assaggiare le specialità toscane.
Che si vada al ristorante o si mangi a casa di amici, non mancheranno mai sulla tavola i crostini di fegatini.
Cosa sono? Una salsa a base di fegatini di pollo, burro, capperi, acciughe, cipolla e brodo, che viene spalmata sul pane caldo e letteralmente divorata dai presenti.
Nell' antipasto toscano, accanto ai crostini di fegatini, ci saranno in genere anche alcuni affettati. Sia quelli “nazionali” (prosciutto crudo, salame) che la specialità di Firenze: la finocchiona. Un insaccato simile al salame (ma più largo di diametro) che prende il suo nome dal finocchio e che si serve tagliato spesso.
Altri primi famosi della cucina toscana sono le zuppe: la pappa al pomodoro, la ribollita, la carabaccia, la minestra al cavolo nero.
Sono tutte varianti di una stessa base (verdure, pane o pomodoro) al quale sono stati aggiunti via via alcuni ingredienti per dare sapore. Da mangiarsi calde, con un filo di olio extra vergine d'oliva a crudo e - se si vuole - una macinata fresca di pepe nero.
La cosa che più sorprende chi non abita a Firenze è la sua cottura al sangue, che a molti turisti fa impressione. Ma un fiorentino doc la mangerà assolutamente non troppo cotta. Accompagnata da fagioli zolfini, patate arrosto o da una tenera insalatina.
Cibi che vengono consumati nei chioschi per strada, anche d'inverno. Possono essere conditi con salsa verde e arricchiti di altre verdure (porri per esempio).
Sono fatti con parti dello stomaco della mucca, sono teneri e saporiti, ma possono impressionare i più schizzinosi.
Le carni fresche, al sangue, provengono dagli allevamenti del Valdarno o del Mugello (due zone vicino Firenze) e vengono cucinate alla griglia.
Il sapore della carne in Toscana è speciale. Gli olivi che abbelliscono il paesaggio toscano producono un olio extravergine talmente buono che si può gustare anche crudo (magari su del pane abbrustolito).
Gli italiani lo usano su tutti i piatti!
La cena – uno dei momenti più belli della giornata a Firenze
La cucina toscana e in particolare quella fiorentina è famosa in tutto il mondo per la sua bontà, con ricette tradizionali e piatti tipici conosciuti ovunque addirittura col nome italiano (per esempio la “ribollita”).Dopo una giornata a visitare musei e fare shopping, si può scegliere una trattoria rustica e – magari dividendo il tavolo con altri clienti – assaggiare le specialità toscane.
L’antipasto Toscano - crostini di fegatini e affettati misti
In genere i fiorentini non iniziano mai un pasto dal primo piatto, bensì dall'antipasto.Che si vada al ristorante o si mangi a casa di amici, non mancheranno mai sulla tavola i crostini di fegatini.
Cosa sono? Una salsa a base di fegatini di pollo, burro, capperi, acciughe, cipolla e brodo, che viene spalmata sul pane caldo e letteralmente divorata dai presenti.
Nell' antipasto toscano, accanto ai crostini di fegatini, ci saranno in genere anche alcuni affettati. Sia quelli “nazionali” (prosciutto crudo, salame) che la specialità di Firenze: la finocchiona. Un insaccato simile al salame (ma più largo di diametro) che prende il suo nome dal finocchio e che si serve tagliato spesso.
I primi piatti – dalle pappardelle alla pappa al pomodoro
Gli amanti della pasta possono assaggiare le pappardelle (simili alle tagliatelle, una sorta di spaghetti un po' larghi e fatti con la pasta d'uovo) al cinghiale (animale selvatico che ancora si trova nei boschi della Toscana) o alla lepre. Oppure condite con altri ingredienti più classici: funghi porcini, ragù, carciofi, salsiccia, ecc.Altri primi famosi della cucina toscana sono le zuppe: la pappa al pomodoro, la ribollita, la carabaccia, la minestra al cavolo nero.
Sono tutte varianti di una stessa base (verdure, pane o pomodoro) al quale sono stati aggiunti via via alcuni ingredienti per dare sapore. Da mangiarsi calde, con un filo di olio extra vergine d'oliva a crudo e - se si vuole - una macinata fresca di pepe nero.
La bistecca alla fiorentina, il piatto più conosciuto in tutto il mondo
Il piatto più conosciuto è sicuramente la bistecca alla fiorentina. Alta, cotta senza essere infilzata, al sangue, la bistecca è una vera istituzione. Ci sono macellai che l'amano a tal punto da declamare poesie, come il famoso Dario Cecchini di Panzano in Chianti.La cosa che più sorprende chi non abita a Firenze è la sua cottura al sangue, che a molti turisti fa impressione. Ma un fiorentino doc la mangerà assolutamente non troppo cotta. Accompagnata da fagioli zolfini, patate arrosto o da una tenera insalatina.
Concludere la cena con i deliziosi dolci della regione
Firenze, che non ha una grande tradizione di dolci, “ruba” il dessert dalla vicina Prato: cantucci (piccoli biscottini alle mandorle) da mangiare a fine pasto, dopo averli inzuppati nel Vinsanto. Oppure nelle stagioni più fredde, dalle montagne limitrofe prende l'idea del castagnaccio, un dolce alto pochi centimetri, fatto con farina di castagne e pinoli. Durante il Carnevale (ovvero dopo l'Epifania e prima della Quaresima) si può trovare la “schiacciata alla fiorentina” un soffice dolce simile al pan di spagna, che può essere farcito di panna, crema o cioccolato e coperto da zucchero a velo.Non dimenticate la trippa ed il lampredotto!
A volte i fiorentini amano mangiare un panino per strada per il pranzo. Oltre alla bistecca, Firenze offre altre specialità a base di carne come la trippa e il lampredotto.Cibi che vengono consumati nei chioschi per strada, anche d'inverno. Possono essere conditi con salsa verde e arricchiti di altre verdure (porri per esempio).
Sono fatti con parti dello stomaco della mucca, sono teneri e saporiti, ma possono impressionare i più schizzinosi.
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